L’altra faccia dell’estate salentina, quella che si nasconde dietro le cucine dei ristoranti, nei campi e nei cantieri edili. Un mondo fatto di lavoro nero e di norme di sicurezza troppo spesso ignorate. È questo il quadro preoccupante emerso da una vasta operazione di controllo condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Lecce, che ha passato al setaccio l’intera provincia, da Gallipoli a Otranto, da Nardò al capoluogo. Il bilancio è pesantissimo: 25 imprenditori denunciati, sei attività sospese e sanzioni per quasi 200.000 euro.
L’operazione, condotta in collaborazione con l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e i comandi dell’Arma locali, ha messo nel mirino i settori più a rischio durante la stagione estiva: agricoltura, edilizia e ristorazione. E le scoperte hanno confermato i sospetti.
La piaga più grave è quella del lavoro sommerso. Gli ispettori hanno individuato dieci lavoratori “fantasma”, completamente in nero, senza un contratto, senza tutele, senza comunicazioni preventive al Centro per l’Impiego. La presenza di manodopera irregolare ha portato all’immediata sospensione di due delle attività controllate.
Ma ancora più allarmante è la situazione della sicurezza. Altre quattro imprese sono state costrette a chiudere temporaneamente per gravi violazioni delle norme sulla salute e la sicurezza dei lavoratori. Le infrazioni più comuni, riscontrate in modo diffuso, vanno dalla mancanza del documento di valutazione dei rischi all’assenza della formazione obbligatoria per i dipendenti, fino alla mancata sorveglianza sanitaria. Carenze fondamentali, che mettono a repentaglio la vita stessa dei lavoratori.
La mano dello Stato, di fronte a questo quadro, è stata pesante. In totale, sono state elevate multe per 135.000 euro e sanzioni amministrative per altri 60.000 euro. A queste si aggiungono le “maxi-sanzioni” previste per l’impiego di lavoratori in nero.
Questi controlli, assicurano le autorità, non sono un evento isolato, ma l’inizio di una campagna di vigilanza che proseguirà per tutta l’estate. Un messaggio chiaro a tutto il tessuto imprenditoriale: la stagione del boom turistico non può e non deve diventare una zona franca dove le regole sulla legalità e, soprattutto, sulla sicurezza dei lavoratori, vengono messe da parte.



