TARANTO — Con la delibera n. 20/2025, la Sezione centrale di controllo concomitante della Corte dei Conti ha lanciato un severo monito sull’avanzamento dei preparativi per i Giochi del Mediterraneo 2026, evidenziando una lunga serie di criticità che rischiano di compromettere non solo la tempistica dell’evento, ma anche l’efficacia dell’impiego delle risorse pubbliche già stanziate.
La magistratura contabile ha analizzato l’intero iter organizzativo, con particolare attenzione alle opere infrastrutturali previste, rilevando forti ritardi nell’attuazione delle procedure. Le principali criticità riguardano l’assenza di una governance unitaria, la frammentazione delle competenze tra i soggetti coinvolti e una pianificazione carente, spesso affidata a decisioni tardive e modifiche progettuali in corso d’opera. Le opere pubbliche essenziali, molte delle quali ancora in fase di progettazione preliminare, appaiono lontane da un’effettiva realizzazione entro la data dell’evento.
La Corte ha sottolineato, inoltre, l’inadeguatezza del cronoprogramma attuativo aggiornato a gennaio 2025, giudicato poco realistico e privo di soluzioni efficaci per la gestione degli imprevisti. Non meno gravi le osservazioni sulla spesa: solo una parte delle risorse è stata impegnata, mentre l’attivazione delle linee di finanziamento rischia di scontrarsi con i vincoli temporali del ciclo di programmazione 2021–2027.
Particolare attenzione è stata rivolta al ruolo della società “Infrastrutture per i Giochi del Mediterraneo 2026 S.p.A.”, creata ad hoc per gestire gli interventi: la Corte ne mette in dubbio la capacità operativa, sottolineando che il personale è ancora in fase di selezione e che non è chiaro se l’organismo sarà in grado di rispettare le scadenze e le regole di trasparenza nella gestione degli appalti.
In un passaggio chiave, la Corte invita il Governo e gli enti coinvolti a una “urgente azione di coordinamento e responsabilizzazione”, evidenziando il rischio concreto che l’Italia si presenti impreparata all’appuntamento internazionale. Si teme, inoltre, che le opere non completate in tempo finiscano per diventare l’ennesimo esempio di infrastrutture incompiute o sottoutilizzate.
Il monito della Corte dei Conti giunge come un richiamo non solo tecnico, ma anche politico, alla necessità di una svolta netta nell’attuazione di un evento che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto rappresentare una vetrina di rilancio per il Sud e per l’intero Paese.



